27 ottobre 2010
Se l'infermiere sbaglia paga il dottore.
Controversa la sentenza della III sezione civile della Suprema Corte del 10 settembre 2009 che fa ricadere le colpe dell'infermiere sul medico. La vicenda: il tribunale di Palermo nel 2004 ha condannato un'azienda ospedaliera e il primario del reparto di terapia intensiva di Cardiologia, in solido tra loro, a risarcire i danni a un paziente, per 160 mila euro oltre interessi, per i danni prodotti a seguito delle gravi lesioni riportate in occasione della sua degenza in ospedale. I danni sono stati causati dalla fuoriuscita di liquidi di infusione venosa dalla vena basilica di destra, somministratigli dal personale infermieristico per fronteggiare una sindrome cardiocircolatoria.
La somministrazione, appunto, veniva effettuata da un infermiere (nella sentenza ancora ingiustificatamente definito «parasanitario») ma, nonostante ciò, la responsabilità veniva attribuita al personale medico e, in particolare, al dirigente dell'Unità operativa. I Supremi Giudici, nel rigettare il ricorso proposto dal medico, condividono le motivazioni e le conclusioni della sentenza di appello, che avevano evidenziato come le negligenze del personale infermieristico debbano essere attribuite ai medici curanti, sui quali soli graverebbe la responsabilità del malato. Ciò porta a considerare, erroneamente, le professioni sanitarie non mediche come fossero ancora ausiliarie del lavoro medico secondo l'antica e abrogata ex lege n. 42/1999. Il riemergere di una culpa in vigilando preoccupa non poco il medico e l'infermiere, certamente svilito e svalutato nella sua professionalità.
Fonti
Sanità del Sole 24 Ore, dal 26 ott. al 1 nov., pag. 25.








