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Si chiamano «microbi nosocomiali», e sembrano essere il nuovo terrore nascosto delle strutture sanitarie italiane. Sono le infezioni che si contraggono in corsia, i cui numeri sono in allarmante crescita. Le vittime, secondo i dati dell'Associazione italiana dei microbiologi - Amcli - sono addirittura 15mila ogni anno solo in Italia. E su nove milioni e mezzo di ricoverati all'anno, ben 700mila si infettano proprio durante la permanenza nella struttura sanitaria. Basta mancare una semplice procedura igienica, come lavarsi con cura le mani, per diffondere il male.
Numeri davvero allarmanti, che peraltro si spalmano su tutto il territorio italiano, senza risparmiare neppure le strutture d'eccellenza. Con una media nazionale di infezioni dell'8,7% (un punto sopra quella europea) si va dal 5% del Nord al 17% del Sud. Secondo il comitato di studio per le infezioni ospedaliere dell'Amcli, le infezioni si sviluppano maggiormente nell'apparato urinario (26%) in quello respiratorio (polmoniti al 25%), poi ci sono le infezioni del sangue (18%) e della ferita chirurgica (16%). I costi? Astronomici. Si parla di 3 milioni e 370 mila giorni all'anno di degenza aggiuntivi dovuti alle infezioni ospedaliere, per un costo addizionale di 1.865 milioni di euro.
«Gli ultimi dati - avverte Fabrizio Pregliaso, infettivologo dell'università di Milano e membro del Sistema di sorveglianza europea delle infezioni respiratorio (Eiss) - confermano un preoccupante aumento della frequenza relativa delle infezioni più gravi, come polmoni, infezioni del sangue, che più incidono sull'esito delle cure in termini sia letali che di durata della degenza, e quindi anche di costo a carico del Ssn».
Ma il vero spauracchio sono i microbi ultra-resistenti agli antibiotici, che secondo la rivista Lancet sarebbero pronti a sbarcare anche in Occidente. Questi batteri «corazzati», in questo sistema, potrebbero provocare delle vere stragi. «Ma ceppi simili a questi, come la Klebsielle pneumoniae miltiresistenti - ammonisce la professoressa Maria Paola Landini, docente di microbiologia a Bologna - noi li abbiamo già in casa da almeno un anno e mezzo e nessuno ha detto nulla. Il primo di questi super-batteri è stato isolato nel silenzio generale all'Ospedale Careggi di Firenze alla fine del 2008». (Fonte: eDott. 8.10.2010).








