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Malato di tumore al rene, si sottopone a intervento di asportazione, ma il chirurgo commette un errore, gli chiude l'arteria sbagliata e dopo 36 giorni di agonia e sei interventi chirurgici, il paziente è morto. L'arteria mesenterica sarebbe stata pinzata al posto dell'arteria renale. Sotto accusa un chirurgo generale dell'ospedale romano Villa San Pietro Fatebenefratelli, il medico che per sei volte lo ha operato, gli ha asportato due tratti dell'intestino, la milza, la colecisti e il pancreas. Al momento il fascicolo aperto dalla procura di Roma per omicidio colposo è contro ignoti.
Virgilio Nazzarri è morto lo scorso 23 settembre nel reparto di chirurgia a seguito di un processo necrotico irreversibile a detta degli avvocati della famiglia. Secondo la direzione del Villa San Pietro «sono subentrate, durante il decorso clinico, ulteriori complicanze di natura vascolare che, a cascata, hanno determinato la necessità di successivi interventi ma non risolutivi. Il paziente è stato seguito con competenza e continuità per tutta la degenza in ospedale».
L'autopsia, eseguita martedì, avrebbe rilevato invece la chiusura dell'arteria mesenterica «scambiata per quella renale. Cosa che - spiega Antonio Rizzotto, primario di Urologia all'ospedale Belcolle di Viterbo e consulente della famiglia, presente all'esame autoptico - ha determinato la necrosi di buona parte dell'intestino dal duodeno sino al colon e di parte del pancreas».
Il presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori sanitari e i disavanzi sanitari regionali, Leoluca Orlando, ha chiesto al presidente della Regione Lazio Renata Polverini, una relazione dettagliata sulla vicenda. «Una volta acquisita la documentazione - ha detto Orlando - procederemo a tutti gli accertamenti». (Fonte: eDott. 30.09.2010).








