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Sbaglia il medico attendista.

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Lo specialista non può mai adagiarsi: suo dovere è adoperarsi attivamente per il malato. «La posizione di garanzia del medico non può essere interpretata come un ruolo di mera attesa, ma comporta la ragionevole aspettativa dell'intrapresa di tutte le iniziative (diagnostiche e terapeutiche) che consentano di produrre effetti positivi sulle condizioni di salute del paziente». A dirlo è la quarta sezione penale della Cassazione che ha giudicato infondato il ricorso presentato da un cardiologo e un chirurgo che erano stati condannati dalla Corte d'appello di Palermo a sei mesi di reclusione per l'omicidio colposo di un paziente. Pur dichiarando il reato di omicidio colposo estinto per prescrizione, la Suprema Corte conferma la condanna al risarcimento danni per le parti civili e rimarca le gravi omissioni dei due specialisti, rei di non aver condotto approfondimenti diagnostici su un anziano già infartuato, affetto da cardiopatia ischemica, diabetico e portatore di quattro by-pass e di essersi "adagiati" sull'errata diagnosi di ittero ostruttivo formulata in pronto soccorso. Diagnosi sbagliata anche per la negligenza del cardiologo, a cui la dottoressa dell'emergenza aveva chiesto un Ecg e una consulenza, effettuata con superficialità e leggerezza.
L'anziano sarebbe morto di lì a poco in chirurgia (dove era rimasto per sei ore e dove, pur essendo diabetico, gli era stata praticata un'infusione glucosata) per sofferenza ischemica. Non importa - afferma la Cassazione - che la causa della morte non sia stata chiarita precisamente. Si trattava comunque di "una patologia cardiaca" che avrebbe necessitato immediatamente di una terapia attiva, come le trasfusioni. Invece per ore, ciascuno per la propria parte, i due camici bianchi hanno omesso di valutare il rischio vascolare in un paziente già cardiopatico, che per altro lamentava dolori al centro del petto, e non hanno disposto alcun accertamento ulteriore. (Fonte: eDott. 10.05.2010).