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Colpe dell'equipé per fatale reazione all'anestesia. Corte di Cassazione.

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Una equipe medica  veniva chiamata a rispondere del reato di omicidio colposo relativamente ad una vicenda avvenuta   presso una struttura ospedaliera dove una paziente era stata ricoverata per essere sottoposta ad intervento di colecistectomia per via laparascopica. L'intervento, in realtà, non venne mai eseguito, perché nel corso dell'anestesia, una reazione allergica impediva la intubazione e dopo reiterati tentativi - condotti anche con l'applicazione di una sonda ed attraverso l'applicazione della maschera laringea ed combi tube, che provocavano una lesione dell'esofago, con conseguente immissione di aria nell'esofago - venne eseguita una tracheotomia da un otorinolaringoiatra appositamente chiamato nella sala operatoria, a 25 minuti dalla induzione in anestesia. Il decesso si verificava presso il reparto di rianimazione del medesimo nosocomio, dopo un ulteriore intervento chirurgico. La causa della morte veniva individuata nel prolungato stato di ipossia cerebrale conseguente alla crisi anafilattica non tempestivamente affrontata dai due sanitari. La Corte di Cassazione ha evidenziato come i giudici del precedente grado avessero analizzato con argomenti satisfattivi le modalità dell'approccio avuto (in particolare la scelta di procedere a tre inutili tentativi di intubazione nonostante l'edema della laringe, che impediva l'evidenziazione della glottide) e gli effetti derivati rispetto al mancato efficace contrasto dell'ipossia, sottolineando altresì che in presenza di una situazione di tale gravità non esenta da responsabilità il fatto che siano state seguite linee guida o siano stati osservati protocolli per una scelta alternativa all'unica che in concreto si rendeva, nell'evidenza delle descritte manifestazioni conseguenti allo shock anafilattico, chiaramente risolutiva. (Fonte: DoctorNews. 28.04.2010).