Medici che si specializzano a 32 anni e poi fanno i precari fino ai 40. Una formazione universitaria con molte lacune. E poi sprechi economici, cattiva gestione e nomine lottizzate. All'indomani dei casi di sospetta malasanità che hanno scioccato l'Italia - in testa la morte di due neonati all'ospedale di Foggia - i camici bianchi sfilano i petali della corolla di sventure che sembra affliggere il nostro sistema sanitario. E ognuno ha il suo colpevole da indicare. Ma al centro della bufera sembra esserci l'università, come racconta un articolo di la Repubblica.
«La formazione è scadente, lo diciamo da tempo - sostiene, intervistato da la Repubblica, Carlo Lusenti, segretario dell´Anaao, il sindacato più importante dei medici ospedalieri - Le scuole di specializzazione molto spesso danno un bagaglio tecnico approssimativo. In Italia ci sono 41 facoltà di Medicina, alcune, in piccole provincie come Isernia, Chieti e l´Aquila. In Svezia l´unica facoltà è a Stoccolma: il famoso Karolinska institute serve 8 milioni di persone. Da noi, le scuole di specializzazione sono 1780, e tra queste c´è medicina termale ma non (ancora per poco) la medicina d´urgenza»,
«Noi i medici li prepariamo bene - replica però il rettore della Sapienza Luigi Frati - È il servizio sanitario nazionale a distruggere quanto abbiamo insegnato. Chi si specializza in Italia quando va all'estero fa sempre una bella figura. Gli ospedalieri sono disinformati, del resto i loro primari sono scelti dalla politica. È vero che molto spesso quei giovani professionisti non riescono a fare tutti gli interventi previsti per il loro periodo di tirocinio. Ma vedo che gli ultimi casi di malasanità riguardano solo discipline mediche».
«Purtroppo in molte scuole non si fa tutta la pratica prevista dalle normative - dice Carmelo Coppolino, dell´Asmed Sicilia, una delle associazioni dei medici che fanno il tirocinio - Ad esempio per i radiologi sono previste un certo numero di ecografie e tac all´anno. Difficilmente si riesce ad esercitarsi con quel numero di esami".
(Fote: eDott. 08.01.2010).








