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Caso Cucchi: il Pm nomina tre periti, la sorella accusa l'ospedale

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02 novembre 2009    fonte: Tiscali.it

Cronaca Caso Cucchi:

il Pm nomina tre periti, la sorella accusa l'ospedaleIl pm Vincenzo Barba della Procura di Roma ha affidato a tre periti, Paolo Arbarello, Luigi Cipolloni e Ozrem Carella Prada, l'incarico di affiancare il collega Dino Tancredi per approfondire le cause e le circostanze della morte di Stefano Cucchi, il geometra romano di 31 anni fermato la notte tra il 15 e il 16 ottobre scorsi e deceduto all'ospedale "Sandro Pertini" la mattina del 22. Il magistrato, che sarà coadiuvato nelle indagini dal pm Maria Francesca Loy, ha ascoltato questa mattina il giudice Maria Inzicari e il pm che erano presenti all'udienza di convalida del fermo di Cucchi. Entrambi, a quanto riferisce l'Ansa, non avrebbero notato nulla di particolare. La Procura ha inoltre avviato un rapporto di collaborazione con la commissione parlamentare di inchiesta sul sistema sanitario, presieduta da Ignazio Marino.

La sorella di Cucchi: "Non è possibile sia morto disidratato" -

Alla base del decesso di Stefano Cucchi, il detenuto morto in circostanze ancora da chiarire, c'é "una colpa gravissima da parte dei medici perché mio fratello era in una struttura medica". Lo sostiene la sorella di Stefano, Ilaria, che questa mattina è stata intervistata insieme al padre dal programma di Maurizio Belpietro, Mattino 5. "Stanno dichiarando - ha detto la giovane - che Stefano rifiutava di curarsi e di alimentarsi, ma lui comunque si trovava in una struttura medica e non è possibile che sia morto disidratato".

L'accusa: violati tutti i diritti fondamentali -

"In questa vicenda sono stati violati tutti i diritti fondamentali dell'essere umano, a partire dal diritto a difendersi, perché mio fratello aveva chiesto il nostro legale di famiglia e invece si è trovato in tribunale l'avvocato di ufficio, fino al diritto del malato di essere assistito dai propri cari in punto di morte", ha aggiunto Ilaria Cucchi.

In tribunale con il viso gonfio e segni neri sotto gli occhi -

Il padre, Giovanni, ha ripercorso nel corso dell'intervista le ultime occasioni in cui ha avuto modo di vedere Stefano: all'udienza in tribunale "é entrato in aula con il viso gonfio e con dei segni neri sotto gli occhi. Era circondato dai carabinieri - ha ricordato - e io ho avuto modo di salutarlo solo al'inizio e alla fine ed era evidente che aveva già qualcosa, ma niente a che vedere con quello che abbiamo visto al momento della morte in obitorio".

"Il giorno prima della morte ci dissero che le sue condizioni erano tranquille" -

Giovanni Cucchi ha anche ribadito che quando ha chiesto di poter parlare con i medici per sapere delle condizioni di Stefano "il piantone ci ha detto di tornare lunedì dalle 12.00 alle 14.00 perché prima non avremmo trovato nessun medico". Dopo aver passato la domenica in angoscia, "il lunedì - ha aggiunto - ci siamo presentati e una sovrintendente ci ha detto che per parlare con i medici serviva un permesso da Regina Coeli e che quindi saremmo dovuti tornare il giorno dopo, ma che le condizioni di Stefano erano 'tranquille'". Ma, ha concluso, "a mezzogiorno del giorno successivo ci hanno chiamato i carabinieri per dirci che nostro figlio era morto".

Alfano martedì in Senato -

Intanto giunge notizia che il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, sul caso riferirà domani al Senato. Intervenendo sulla questione del giovane morto in carcere, Alfano ha detto che "il governo vuole scoprire la verità e sapere cosa sia successo". Secondo il ministro, deve essere chiaro che "le nostre devono rimanere carceri di una grande democrazia liberale per cui non può essere ammesso nulla di quanto si sospetta". Pertanto il ministro dà pieno appoggio ai magistrati che stanno indagando sulla morte del giovane.