2.9.09 da "it.notizie.yahoo.com" del 2.9.09
La coltivazione d'oppio in Afghanistan è calata del 22% quest'anno, con la discesa dei prezzi della droga che ha costretto gli agricoltori a passare ad altre colture. Lo afferma oggi un rapporto delle Nazioni Unite.
Rispetto al 2008, sono circa 800mila in meno gli afghani coinvolti nel mercato delle droghe illegali, dice il rapporto dell'Onu. Una delle rare buone notizie per le attività dell'Occidente nel paese asiatico, dove la guerra contro i talebani, che dura da otto anni, è ai livelli di massima violenza.
Secondo le autorità occidentali, il traffico di sostanze stupefacenti finanzierebbe l'insurrezione, oltre ad alimentare la corruzione e il crimine, minando le istituzioni dello Stato afghano che le forze internazionali stanno cercando di sostenere.
L'Afghanistan è da tempo il produttore del 90% dell'oppio che circola nel mondo. Uno spesso impasto che si ricava dai papaveri e che viene trattato per ricavarne eroina. Nel 2007 la produzione ha battuto ogni record, ma dopo di allora la coltivazione ha cominciato a calare.
"Questi risultati sono una buona notizia e dimostrano che andare avanti è possibile", ha detto Antonio Maria Costa, direttore dell'Ufficio Onu per le Droghe e il Crimine (Unodc), nel rapporto diffuso oggi.
Quest'anno 123mila ettari di terreno sono stati usati per la coltivazione del papavero da oppio, rispetto ai 157mila del 2008, dice l'Unodc.
La maggior parte della riduzione si è registrata nella provincia più segnata dalla violenza, quella di Helmand, cuore della produzione di oppio del Paese e al tempo stesso al centro delle operazioni militari britanniche e americane. Qui la coltivazione è calata di un terzo, da 103.590 a 69.833 ettari.
Nonostante la coltivazione quest'anno abbia interessato il 78% dei terreni rispetto allo scorso anno, la produzione di papaveri da oppio è comunque stata del 90% rispetto al 2008, a causa delle buone condizioni meteorologiche che hanno favorito i raccolti.
Le 6.900 tonnellate di oppio prodotte in Afghanistan sono comunque molto oltre il consumo mondiale di circa 5.000 tonnellate, e dunque la sovrapproduzione ha causato un calo dei prezzi a livelli registrati negli anni 90.
Il calo dei prezzi ha determinato una riduzione del valore complessivo del raccolto di oppio del 40%, a 438 milioni di dollari. L'oppio oggi rappresenta il 4% del Pil afghano, rispetto al 7% del 2008 e al 27% del 2002, l'anno successivo al rovesciamento del regime dei talebani.
Il risultato sembra legato agli andamenti economici, più che alla repressione da parte delle forze dell'ordine. E, come ha detto Costa a Reuters, "è ancora troppo presto per dire se il calo nella coltivazione e nella produzione negli ultimi due anni è una correzione di mercato, che può essere modificata, o una tendenza alla decrescita".
Gli agricoltori afghani cominciano intanto a rivolgersi ad altre colture. Nonostante il calo dell'oppio, i prezzi degli alimenti hanno registrato lo scorso anno un forte aumento.
Se nel 2003 la produzione di oppio per ettaro faceva guadagnare agli agricoltori 27 volte quanto avrebbero incassato col grano, nel 2007, il rapporto era sceso a 10 a 1. Nel 2008 addirittura a 3 a 1, rendendo non più così vantaggiosa la scelta dell'oppio, rispetto ai rischi connessi.
Un problema, però, resta: quello delle scorte massicce di droga, che potrebbero comunque finanziare per anni la guerriglia. "Ci sono stock... nel sud dell'Afghanistan, certamente in Pakistan e in altre zone. Queste scorte potrebbero essere un modo molto importante di finanziare il terrorismo in tutto il mondo, non solo nella regione", ha detto Costa.








