da "www.ilmessaggero.it"
L'uomo dopo la latitanza: «Vivevo di puro egoismo e di divertimento»
ROMA (27 agosto) - La condotta di Gianni Guido, uno dei tre responsabili della strage del Circeo, nonché la sua pericolosità sociale, verranno valutate dal giudice del tribunale di sorveglianza Enrico della Ratta Rinaldi su richiesta della procura.
Guido, oggi libero dopo aver finito di scontare la condanna, potrebbe essere sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata. Il tribunale si pronucerà a settembre. La richiesta della procura è stata formulata nei mesi scorsi, sia in ragione di quanto stabilito nella sentenza definitiva che ha riguardato Guido e gli altri due responsabili della strage, che per ragioni di sicurezza, così come avviene in casi analoghi.
Un'esistenza «di puro egoismo e divertimento». Così Guido definiva in un interrogatorio davanti al giudice istruttore milanese Guido Salvini il 4 giugno 1994, la sua vita prima del 30 settembre 1975. «Voglio premettere - diceva, dopo essere stato catturato a Panama al termine di dieci anni di latitanza - che la mia vita, sino ai fatti del Circeo del settembre del 1975, è stata sostanzialmente quella di un ragazzo romano di buona famiglia, con simpatia a destra, ma non con militanza a destra, e portato come molti in quell'epoca a vivere l'esistenza in termini di puro egoismo e divertimento». E proseguiva: «È stato questo modo di vivere a portarmi a commettere l'episodio per cui sono stato condannato nonché una serie di episodi minori che si situano più o meno in quel medesimo contesto umano».
Tra gli episodi citati da Guido l'attentato incendiario alla scuola San Leone Magno quando frequentava l'ultimo anno, come rivendicazione per una serie di 7 in condotta presi con alcuni compagni. Questo, a suo avviso, «l'unico episodio che ha certamente qualche attinenza, ma assai indiretta, con qualche situazione politica». Per il resto negava qualsiasi tipo di militanza attiva e assicurava di non essere mai stato iscritto «a partiti come l'Msi».
Dopo i fatti del Circeo, una volta condannato e fuggito dal carcere di San Gimignano nel 1981 e da quello di Buenos Aires nel 1984, «ho sempre cercato - affermò - di guadagnarmi la libertà ma non mi sono inserito in attività criminose». Quando è stato arrestato dalla Digos di Milano, Guido viveva già da due anni e mezzo a Panama, dopo aver trascorso un periodo in Libano dove la sua casa, nella parte cristiana di Beirut, era stata bombardata proprio il giorno della proclamazione della pace al termine della guerra civile. Anni in cui, diceva, «cercavo di poter trovare una mia vita stabile che mi liberasse anche dalla dipendenza dalla mia famiglia di origine». Il tutto, però, era reso difficile anche dalle conseguenze della frattura a una gamba in occasione della seconda evasione.
«A causa della mia condizione di latitante, non ho mai potuto curarmi a fondo e quindi ho tutt'ora forti difficoltà di deambulazione» ha detto. Il racconto della sua latitanza prosegue con i tentativi di avviare un'attività professionale: «Avevo tentato di iniziare un'attività nel campo della pubblicità per i computer che tuttavia era andata male - riferiva a Salvini - e avevo poi intrapreso un'attività di gestione di un autobus che faceva servizio nella capitale. Ultimamente avevo pressoché ultimato l'avvio dell'azienda di allevamento polli che constava di quattro capannoni in località La Chorrea, a circa trenta chilometri dalla capitale. Volevo rendermi indipendente economicamente anche se le continue difficoltà economiche di uno Stato come il Panama rendevano rischioso intraprendere con una certa sicurezza le attività commerciali».
Guido era riuscito a costituire la società Filcolor insieme a due soci ed era stato lui stesso a specificare che si trattava «in sostanza di soldi che provengono dalla mia famiglia».
L'interrogatorio proseguiva con l'elenco degli episodi di violenza che avevano preceduto i fatti del Circeo. «Situazioni al limite fra la violenza e il consenso», diceva, riferendosi a quelli «a cui io partecipai personalmente e che videro come vittime per la più parte ragazze che conoscevamo». Ed è a questo punto che Guido teneva a sottolineare come non fosse sua intenzione minimizzare alcunché «perché effettivamente negli ultimi 10-15 anni la mia personalità è cambiata e mi sono reso perfettamente conto della gravità di ciò che ho fatto quando ero ragazzo».








